Un percorso multisensoriale
Il percorso museale si sviluppa all’interno del cinquecentesco Palazzo Municipale e in alcuni spazi situati nelle immediate vicinanze, come i Laboratori di Tessitura. La visita offre un’esperienza coinvolgente e immersiva, in grado di accompagnare il visitatore in un viaggio tra memoria, trasmissione di saperi del passato e creatività contemporanea.
Un tuffo nel passato tra strumenti e tessuti
La prima sezione è dedicata al ciclo di lavorazione della canapa: attraverso una ricca raccolta di strumenti originali della prima metà del Novecento è possibile ripercorrere le fasi della trasformazione della fibra, dalla coltivazione della pianta fino alla realizzazione del filo. A rendere ancora più coinvolgente il percorso contribuiscono le videoinstallazioni che raccolgono le testimonianze di canapai, cordai e tessitrici del paese: preziose voci della memoria collettiva che restituiscono vita, gesti e racconti di un mondo ormai scomparso.
Il museo custodisce inoltre una significativa collezione tessile, composta principalmente da manufatti donati nel tempo dagli abitanti di Sant’Anatolia e da famiglie che hanno visitato il museo. Tra i pezzi esposti si possono ammirare tessuti realizzati con fibre diverse, ciascuna destinata a specifici utilizzi domestici: la canapa e il cotone erano fibre impiegate nella realizzazione di teli per ottenere lenzuola, asciugamani e canovacci destinati a diventare parte del corredo da sposa; il lino, più morbido e delicato, era riservato soprattutto ai corredini dei neonati, composti da pannolini di tessuto, “fasce” da neonato e pannolini
Non mancavano i tessuti di lana, spesso autoprodotta dalle famiglie che vivevano di pastorizia, utilizzata per realizzare a telaio robuste coperte per l’inverno e così preziosa da essere riutilizzata anche quando i tessuti diventavano vecchi, per trasformarsi in pratici teli a righe di colori differenti, tra i quali molti sono noti come “copripane”.
Racconti di vecchi telai e di “bambole che girano” nel presente
La parte superiore del museo è dedicata alla tessitura manuale e alle storie custodite dagli strumenti esposti. Nella suggestiva Stanza delle Trame si trova uno dei pezzi più importanti della collezione: un prezioso telaio con orditoio della fine del Settecento, appartenuto a una famiglia della frazione di Caso.
Acquisito nelle collezioni comunali alla fine degli anni Settanta, rappresenta l’unico telaio “vivente” ritrovato a Sant’Anatolia di Narco: una testimonianza concreta di quando la tessitura era parte integrante della vita domestica e della progressiva scomparsa di questa pratica con l’avvento dei tessuti industriali e delle fibre sintetiche.
Il museo non si limita a conservare solo strumenti del passato, ma recupera e reinterpreta anche pratiche e saperi in una prospettiva più contemporanea. La visita alle sezioni espositive si conclude con l’installazione creata dall’artista inglese Liliane Lijn che, attraverso le sue Spinning Dolls, – metaforiche “bambole che girano” composte da una stratificazione di tessuto di canapa e uncinetto che si dispiegano e sembrano quasi prendere vita – offre una riflessione quasi poetica sul significato stesso del tessere e del filare.
L’opera nasce dalla duplice valenza del termine inglese spinning, che racchiude tanto l’idea della rotazione quanto quella della filatura. Da questo intreccio di significati prende forma una metafora pluristratificata che ruota – letteralmente e simbolicamente – attorno al mondo dei tessuti e dei fili: dai saperi ancestrali legati alla sfera femminile fino alle dimensioni mitiche e divine evocate dalle Parche, le antiche filatrici del destino degli uomini. Il risultato è un’opera contemporanea che diventa un dialogo tra memoria, arte e contemporaneità.
Il laboratorio di tessitura: memoria viva e spazio di ricerca
Accanto agli spazi espositivi si trova il Laboratorio di Tessitura, un luogo di incontro, sperimentazione e produzione creativa dove la tessitura non è solo un’eredità del passato, ma una pratica ancora viva e in continua evoluzione.
Numerosi telai manuali permettono ai visitatori di osservare da vicino le tecniche di lavorazione, comprendere i meccanismi dell’intreccio e assistere alla creazione di tessuti artigianali. I laboratori sono inoltre il luogo dove prendono vita numerose collaborazioni con artisti, designer, università e centri di ricerca, contribuendo a mantenere viva la tradizione attraverso nuove sperimentazioni.
Questi spazi raccontano anche uno degli utilizzi più innovativi della canapa contemporanea: la bioedilizia. I laboratori sono stati infatti ristrutturati secondo i principi della bioarchitettura e presentano intonaci in canapa e calce, esempio concreto delle potenzialità sostenibili di questo materiale naturale. Un impegno che è valso al museo il prestigioso marchio Green Heart Quality, riconoscendone il suo ruolo non solo nella conservazione di un sapere, ma anche nella divulgazione sugli utilizzi, soprattutto quelli più innovativi e sostenibili, della canapa nel presente.
Un Museo in continua crescita
Il Museo della Canapa è una realtà dinamica, costantemente impegnata nello sviluppo di nuovi progetti e percorsi di valorizzazione del patrimonio. Tra le acquisizioni più importanti spicca la Collezione Cardarelli, importante raccolta privata di macchine per cucire antiche, donata dalle eredi del collezionista e mecenate spoletino Consalvo Cardarelli nel 2019.
La collezione comprende numerosi esemplari databili tra la metà del XIX e il XX secolo, testimonianze preziose dell’evoluzione tecnologica e artigianale della cucitura domestica, oggetto di recente restauro.
La conservazione e la valorizzazione di questo importante lascito, prevedono la realizzazione di una nuova ala museale che ospiterà in modo permanente la raccolta, consentendo di apprezzare ogni singolo esemplare nelle sue caratteristiche tecniche, decorative e storiche.
Per maggiori informazioni, consultare il sito web del Museo della Canapa.